La scintigrafia ossea è un esame di medicina nucleare; si tratta, nello specifico, di una tecnica di diagnosi per immagini che consente di indagare la struttura anatomico scheletrica e di valutare possibili danni vascolari e metabolici delle ossa.

La scintigrafia ossea trova applicazione in vari ambiti medici; innanzi tutto viene utilizzata in campo ortopedico per indagare, con maggior precisione, fratture particolarmente complesse che necessitano di indagini più approfondite rispetto ad una semplice radiografia.

Allo stesso modo, la scintigrafia, viene utilizzata in caso di fratture che presentano problemi di consolidamento, in caso di forti processi infiammatori a carico di articolazioni ed ossa, come le artriti, ed in caso di sospette lesioni degenerative a carico dell’apparato scheletrico.

In ambito oncologico, invece, la scintigrafia ossea viene utilizzata per cercare l’eventuale di presenza sia di metastasi a carico delle ossa (tumori primitivi), sia di metastasi ossee a carico di organi differenti.

La fase preparatoria dell’esame vero e proprio non è particolarmente invasiva per il paziente; sarà richiesto allo stesso di presentarsi un’ora prima, rispetto all’orario dell’esame, per il disbrigo formale delle pratiche burocratiche.

Il paziente non ha l’obbligo di presentarsi a digiuno e non deve in alcun modo sospendere eventuali terapie farmacologiche che sostenesse abitualmente.

Lo svolgimento vero e proprio dell’esame, ha inizio con la somministrazione per via endovenosa nel braccio del paziente di un “tracciante marcato con isotopi radioattivi”; un radiofarmaco che, non va confuso con i mezzi di contrasto utilizzati per altre tecniche diagnostiche ed ha la peculiarità di fissarsi nel tessuto od organo da esaminare.

Nel caso di lesioni ossee, il tracciante si accumula in corrispondenza delle medesime e sarà quindi ben visibile nelle immagini elaborate dalla scintigrafia; va da sé che una distribuzione omogenea del farmaco all’interno del corpo non segnalerà quindi una patologia in atto.

Dopo l’iniezione che non dura più di qualche secondo, il paziente verrà fatto accomodare in una sala d’attesa appositamente dedicata per un tempo variabile, ma quantificabile in circa 2 ore e mezza massimo tre; tale lasso temporale è indispensabile affinché il radiofarmaco possa depositarsi in maniera ottimale nelle ossa e consentire la riuscita dell’esame stesso.

Durante il tempo di attesa viene caldamente consigliato al paziente di bere molto (almeno un litro di acqua) per favorire l’eliminazione dal corpo del radiofarmaco dopo l’esecuzione dell’esame e di urinare spesso utilizzando i servizi presenti nella sala d’attesa per evitare forme di contaminazioni esterne. Sarà necessario presentarsi all’esame con la vescica vuota in modo da non alterare la qualità delle immagini elaborate dalla scintigrafia.

Al termine del tempo di attesa prescritto il paziente, in abbigliamento comodo e privo di gioielli ed oggetti metallici, verrà fatto accomodare dal tecnico di radiologia su un apposito lettino sul quale si trova la cosiddetta “Gamma Camera” che è l’apparecchiatura utilizzata per l’elaborazione delle immagini.

L’apparecchio che esegue la scintigrafia non emette radiazioni, ma si limita a riceverle dagli organi del paziente vera e propria sorgente primaria, le misura e le elabora.

La Gamma Camera è costituita da più teste di acquisizione di dati ognuna delle quali contiene un cristallo scintillatore che ha lo scopo di convertire la radiazione emessa dal paziente in luce che, a sua volta, viene convertita da speciali “tubi fotomoltiplicatori” in segnali elettrici.

Tali segnali i vengono inviati ad un computer che elaborerà le immagini scintigrafiche; la visualizzazione immediata delle immagini elaborate al computer consentirà ai tecnici specialisti di verificare immediatamente la presenza di patologie in atto fermo restando che per l’elaborazione de l referto sarà comunque necessario qualche giorno.

Il tempo di permanenza sul lettino del paziente per l’acquisizione dei dati è variabile e dipende sia dall’altezza del paziente che dal motivo per cui è stato richiesto l’esame; generalmente il tempo richiesto non supera la mezz’ora.

In casi di disagio particolare del paziente che avesse sofferenza a rimanere sdraiato per lungo tempo, può essere prevista la somministrazione di un blando sedativo.

L’esame, assolutamente indolore salvo che per il lieve disagio creato dall’iniezione del radiofarmaco, giunge a termine in un lasso temporale mediamente lungo, ma è privo di ulteriori sintomatologie.

Al termine dell’esame il paziente può fare ritorno a casa anche autonomamente non avendo il radiofarmaco controindicazioni alla guida; il tempo di recupero è immediato ed il paziente può tornare alle proprie normali attività.

Nei giorni immediatamente successivi all’esame il paziente non dovrà sostenere alcuna terapia farmacologica di supporto, ma dovrà rispettare alcune “regole di comportamento” indispensabili a tutela della sua salute e di chi lo circonda.

Per almeno le prime ventiquattro ore, il paziente avrà cura di bere ed urinare spesso in modo da favorire rapidamente lo smaltimento del radio farmaco e dovrà cercare di evitare contatti stretti e prolungati con categorie a rischio come donne gravide e bambini piccoli.

In modo da ridurre sensibilmente i rischi da contaminazione secondaria e a tutela dell’ambiente, il paziente avrà cura di prestare attenzione a tutto ciò che è entrato in contatto con i propri liquidi biologici che provvederà a smaltire solo dopo averli conservati un paio di giorni in sacchi chiusi depositati in luoghi sicuri.

Allo stesso modo anche i capi di vestiario indossati ed eventualmente venuti a contatto con propri liquidi biologici, dovranno essere depositati per due giorni in sacchi protetti e solo successivamente potranno essere lavati e indossati nuovamente.

Comments Are Closed!!!