Il pudendo è un nervo localizzato tra la zona pelvica e sacrale soggetto a patologie neurofisiologiche, che vanno indagate in senso multidisciplinare, in quanto interessano la ginecologia, l’urologia e la chirurgia colon-rettale.
Tra gli esami utili c’è l’elettromiografia del piano perineale.
Quest’ultima è utile per definire quale sia il quadrante, tra i 4, interessato dall’infiammazione e quindi dalla compressione del nervo stesso.

pudendo

Quando l’infiammazione arriva a uno stato avanzato si manifestano dolori, senso puntorio come di spilli, bruciore, la sensazione che nel retto sia presente un corpo estraneo, formicolii, freddo.
Tale compressione o torsione del nervo pudendo, avviene senza una causa precisa, spesso senza che il paziente se ne renda conto oppure improvvisamente.
Non si conosce quindi ad oggi una causa identificata con certezza, ma il dolore è spesso conseguente a un’intensa attività sportiva che intessa questa zona del corpo (come accade per esempio ai ciclisti, da cui la cosiddetta “sindrome dei ciclisti”).
La stessa neuropatia del nervo pudendo può essere provocata dal mantenimento prolungato della stessa posizione o da movimenti sempre uguali.
E’ vero infatti che il dolore aumenta quando si sta seduti e si allevia nel momento in cui ci si alza o ci si stende a letto.

Altri fattori incidono sull’insorgenza delle patologie a carico del nervo pudendo, tra cui il parto e interventi chirurgi nella zona pelvica.
E’ sufficiente talvolta anche un esame diagnostico come l’endoscopia pelvica.
Il dolore può comparire, anche se raramente, durante i rapporti sessuali o per un trauma.
Si stabilisce quindi una nevralgia del nervo pudendo che può portare a incontinenza fecale, problemi di erezione, dolore durante i rapporti sessuali e la minzione.
La terapia che si segue in questi casi è inizialmente quella farmacologica, per alleviare il dolore.
Il medico prescrive infatti antinfiammatori, cortisonici e fisioterapia e chinesiterapia, con palpazione della zona interessata, che è utile a dare sollievo dai sintomi.

Si tratta tuttavia di manovre non risolutive e, se si hanno dubbi sulla presenza di aderenze, si procede con l’elettromiografia.
Questo esame avviene a vescica completamente vuota e si procede solamente nel caso in cui la terapia farmacologica sia fallita.
E’ un esame invasivo che si basa sulle radiofrequenze emesse dagli aghi-elettrodi che vengono inseriti dalla zona vicina all’ano (a ore 3 e a ore 9), per una profondità massima di 4 mm.

Il paziente non deve temere di sentire dolore in quanto, prima dell’esame stesso può essere effettuato un test, sia per quanto riguarda l’intensità della frequenza sia per il calore.
Le radiofrequenze infatti possono essere adattate con estrema precisione e favorire il lavoro dell’operatore e il comfort del paziente.
Lo stesso paziente, durante tutto l’esame, dovrà stare girato su un fianco con le ginocchia piegate.
L’obiettivo di questo esame, che avviene alla presenza del medico specialista, di un anestesista e di un infermiere, serve ad analizzare la funzionalità dello sfintere e capire se ci sono alterazioni della sensibilità per tutti i settori interessati (area pubica, vagina, pene, zona rettale).
Lo studio del piano perineale è fondamentale per decidere su ogni singolo caso se è necessario un intervento chirurgico per eliminare eventuali aderenze e liberare il nervo pudendo dalla compressione, o se la patologia può essere alleviata con le altre terapie.

L’elettromiografia è utile anche quando i pazienti manifestano alterazioni neurologiche già presenti ed è diventato un esame diagnostico indispensabile.
Le radiofrequenze opportunamente modulate, in base alla gravità del dolore cronico del paziente, possono essere usate per riattivare la funzionalità perduta delle fibre nervose.
Solitamente la terapia dura in media 10 sedute di circa 30 minuti ciascuna e il paziente non sente dolore, in quanto tutto si svolge in anestesia locale.
Il medico usa in questo caso gli aghi per mandare impulsi a diversa frequenza, per trattare la zona dove si manifesta il dolore.
Le radiofrequenze riescono così a riattivare la funzionalità del nervo rimettendosi in comunicazione attraverso gli impulsi che stimolano le terminazioni.

I progressi della medicina hanno portato anche a utilizzare, come ulteriore metodo diagnostico delle patologie del nervo pudendo, l’ecografia transrettale e transanale, che sono rilevanti specie nei casi di incontinenza.

 

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