L’esame di urodinamica serve per studiare la funzionalità della vescica e dell’uretra, quindi del basso tratto urinario. In particolare analizza le fasi di riempimento, mantenimento e svuotamento monitorizzando in modo informatizzato questi processi.
Questo esame si svolge nei casi in cui si manifestano incontinenza, ipertrofica prostatica, alterazioni della frequenza con cui si minziona, problemi nello svuotamento della vescica e in genere le alterazioni della vescica dovute a malattie del sistema nervoso centrale o a patologie fisiologiche.

Prima di effettuare l’esame bisogna svolgere le normali analisi dell’urina, non assumere farmaci che potrebbero influire sulla funzionalità vescicale, come i diuretici, e fare un’accurata toilette delle parti intime. Talora può essere prescritto un antibiotico.
Non è necessario essere digiuni, bensì bisogna bere nell’ora precedente la visita qualche bicchiere d’acqua. Non bisogna minzionare durante le due ore che precedono l’esame.

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L’esame di urodinamica può definirsi invasivo ma non doloroso in quanto si serve dell’introduzione di due piccolissimi cateteri nella vescica e nel retto che, collegati a un computer, rilevano la pressione all’interno dell’addome e della vescica stessa.
I dati rilevati vengono trasmettessi al terminale che li proietta su un tracciato in base ai quali poi il medico farà la sua diagnosi.
L’esame consiste nel riempire la vescica di una soluzione fisiologica salina che viene introdotta attraverso il catetere. Si indaga quindi sulla quantità di urina che la vescica del paziente può sopportare (quantità massima) e fin dove arriva il livello di pressione durante il riempimento. In questo frangente si registra anche la percezione vescicale da parte del paziente ed eventuali contrazioni involontarie.
Allo stesso modo viene misurata la pressione all’interno della vescica e dell’addome mentre la vescica si svuota.

L’esame consiste in 3 fasi fondamentali. La prima è l’ uroflussimetria cioè la misurazione del flusso urinario. In questa fase si valuta la capacità di svuotamento della sacca vescicale ed eventuali ostacoli che compromettono lo stesso svuotamento, sia meccanici che neuronali. Si misura anche il residuo urinario tramite la presenza del catetere.
La seconda fase è quella della cistomanometria che valuta la capacità di contrazione della vescica durante le fasi di riempimento e di svuotamento.
In questa fase, per verificare una possibile presenza di incontinenza da sforzo il medico invita il paziente a tossire.
Subito dopo il paziente deve urinare e quindi a svuotare la vescica per misurare la pressione durante questa fase. L’urologo controlla che lo svuotamento non sia influenzato da un’aumentata contrattilità addominale che lo potrebbe ostacolare . Anche in questo caso si raccolgono i dati di un’ulteriore flussometria urinaria.
Nei pazienti che presentano patologie neurologiche come il Morbo di Parkinson o il Morbo di Alzahimer o un danno al midollo spinale si procede con un’ulteriore fase che è l’elettromiografia perineale.
Per analizzare la funzionalità dello sfintere dell’uretra viene posizionato un ago che registra la sua attività elettrica per capire la natura dei disturbi del malfunzionamento .

L’esame viene svolto in ambulatorio, dura circa 30 minuti, non comporta nessun dolore e potrebbe creare problemi solamente per una questione di disagio vista la particolarità dell’esame.
La sensazione che si avverte durante l’urodinamica è quella normale di svuotare la vescica e finito l’esame non ci sono strascichi di nessun genere.
Se è stato riscontrato un ristagno urinario, l’urologo vi consiglierà di ripetere periodicamente l’esame.

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