Annoverato fra le più diffuse patologie a carico del piede, l’alluce valgo si manifesta come una deformazione dell’alluce, primo dito del piede, con una deviazione della falange di tipo laterale e con la conseguente lussazione delle due ossa che contengono l’articolazione del dito, i sesamoidi. Nella maggior parte dei pazienti, la deviazione del dito si associa ad una tumefazione dolorosa dell’interno del piede, dove si presenta una borsite, causata dal continuo sfregamento con le calzature.

alluce-valgo

Solitamente la presenza dell’alluce valgo è associata alla presenza del piede piatto. Una ridotta curva della pianta del piede, infatti, porta il paziente a caricare eccessivamente il peso corporeo sulla parte anteriore del piede. Questa posizione comporta in un primo momento la comparsa di lesioni a carico della cute, quali ulcerazioni e calli, e successivamente vere e proprie deformazioni del secondo e del terzo dito, che acquistano la tristemente nota forma a martello, provocando danni che si estendono alla colonna vertebrale, alle ginocchia ed alle anche. I pazienti che soffrono di alluce valgo sono soprattutto donne, in particolare in età avanzata e con casi precedenti in famiglia.

L’incidenza dell’alluce valgo può essere legata a cause primarie o congenite, con uno sviluppo fin dalla più tenera età, o secondarie ed acquisite, con una manifestazione nel paziente a partire dall’età dello sviluppo. Nel secondo caso la presenza dell’alluce valgo è spesso associata all’utilizzo di calzature inappropriate per la tipologia del piede del soggetto, in particolare scarpe con un tacco particolarmente alto o una punta molto sottile e stretta. Nel primo caso, in particolare, se il tacco della calzatura supera i dieci centimetri di altezza, obbliga il piede ad una posizione non naturale, sollecitando eccessivamente il tendine di Achille che subisce uno stiramento e concentrando l’intero peso corporeo sulla parte anteriore del piede.

Uno dei primi consigli forniti a chi soffre di alluce valgo, infatti, è quello di dotarsi di calzature adeguate alla conformazione del proprio piede. La scarpa ideale, infatti, dovrebbe seguire la forma anatomica del piede, sostenendo l’arco plantare in maniera morbida e non traumatica. Queste caratteristiche sono solitamente presenti nelle calzature di tipo sportivo, che presentano una suola morbida e priva di cuciture. Le donne che non vogliono rinunciare ai tacchi, invece, possono optare per calzature che non superino i 4/5 centimetri e con una pianta anteriore spaziosa, per permettere di ospitare comodamente la punta del piede, associate all’utilizzo di cuscinetti in gel.

Nei primi stadi della patologia, i podologi spesso consigliano l’utilizzo di ausili e protesi per contenere l’avanzare del problema. Negli ultimi anni si sono diffusi particolari divaricatori di silicone, che vengono inseriti fra l’alluce ed il secondo dito al fine di separarli e di distanziarli. Questi ausili ortopedici sostituiscono gli obsoleti tiranti che il soggetto era obbligato ad indossare durante la notte. L’utilizzo di questi supporti vede differenti opinioni contrastanti. Alcuni medici, infatti, affermano che se il paziente non manifesta ancora l’alluce valgo, l’utilizzo dei distanziatori non ha alcuna utilità di prevenzione. Di opinione diametralmente opposta, invece, sono i numerosi medici ed ortopedici che affermano con cognizione di causa che tali supporti in silicone hanno la capacità di alleviare la patologia durante la fase acuta, oltre che ridurne l’incidenza prima della sua manifestazione. Opinione diffusa, infatti, è che posizionare i distanziatori durante le ore notturne, possa giovare al soggetto permettendo un riallineamento del piede particolarmente stressato e sollecitato durante le ore diurne.

In alcuni soggetti l’alluce valgo si presenta in condizioni talmente avanzate da non poter intervenire con supporti e protesi. In questi casi è necessario, quanto obbligatorio, ricorrere all’intervento chirurgico. L’intervento può essere eseguito secondo differenti tecniche operatorie: alcuni chirurghi, infatti, si concentrano sull’osso del paziente, altri sui tessuti molli, altri ancora su entrambe le componenti. Per decidere l’approccio ideale, è necessario valutare la situazione con particolari esami diagnostici e radiologici, in modo da verificare postura del paziente ed il suo appoggio sul piano in fase di scarico e sotto carico.

 

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