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La laringoscopia

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La laringoscopia è un esame diagnostico molto utile per scoprire eventuali patologie della laringe, porzione iniziale della trachea. Si tratta di un intervento di routine, quindi relativamente sicuro e semplice, che però va affrontato con metodo e precisione per evitare eventuali conseguenze.

Qualche cenno anatomico sulla laringe
La laringe è l’ultimo tratto delle vie aeree superiori, sede delle corde vocali e organo indispensabile alla fonazione, cioè all’articolazione di suoni e parole. Inoltre, porta l’aria verso i polmoni ed impedisce al cibo di entrare nelle vie aeree, grazie all’epiglottide.
Si tratta di una struttura tubolare che inizia alla fine della lingua e attraversa tutta la gola, incanalandosi nella trachea. È spesso sede di infezioni batteriche o virali, che ne possono causare l’infiammazione e le relative patologie.
Nella stragrande maggior parte dei casi di disturbo o dolore laringeo, il paziente non viene sottoposto a laringoscopia ma vengono preferiti differenti percorsi diagnostici, meno invasivi.

Le patologie della laringe: quando la laringoscopia serve e quando no
Le principali patologie a carico della laringe sono:
– infiammazioni virali e batteriche: vengono quasi sempre individuate dal medico di base, semplicemente basandosi sui sintomi del paziente e su un esame visivo della gola
– polipi: piccole escrescenze che possono crescere lungo i tessuti della faringe, provocando dolore, fastidio, sensazione di soffocamento. Possono essere individuati e rimossi grazie alla laringoscopia
– tumori: quasi sempre scoperti e, successivamente trattati, tramite laringoscopia
– corpi estranei: la cui rimozione è fondamentale per evitare il soffocamento. In questo caso si richiede un tempestivo intervento in laringoscopia, spesso direttamente al pronto soccorso

Cos’è la laringoscopia, le tipologie
La laringoscopia è l’esame accurato della laringe. Si fa quando il paziente lamenta sintomi riconducibili ad un problema laringeo che non può essere correlato ad un semplice mal di gola o ad un’infezione virale o batterica come, ad esempio, una laringite.

I casi in cui la laringoscopia diventa un esame fondamentale sono:

– mal di gola o fastidio importante localizzato, che non risponde a nessuna cura antibiotica e non accenna a diminuire entro 7-10 giorni
– costante e continua sensazione di avere “qualcosa in gola”, che impedisce al paziente di respirare agevolmente o di nutrirsi senza provare disagio
– raucedine che non passa con le cure tradizionali e tende ad aggravarsi nel tempo
– perdita improvvisa della voce che non si ripristina dopo un tempo di osservazione e farmaci da banco
– modificazioni importanti del tono di voce senza altre cause apparenti
– traumi a livello del collo o della gola
– presenza di un corpo estraneo incastrato nella laringe

Esistono due tipi di laringoscopia: indiretta e diretta.

La laringoscopia indiretta è una semplice osservazione della laringe. Può essere effettuata senza alcun problema, e in qualsiasi momento, anche dal medico di base. Si tratta semplicemente dell’osservazione della laringe tramite uno specchietto laringeo. Lo specchio per laringoscopia è un piccolo dispositivo che, appoggiato alla fine della lingua del paziente, permette al medico una sommaria visione della laringe o, quantomeno, della sua parte iniziale.
Alcuni medici non considerano questo esame una vera e propria laringoscopia, eppure la maggior parte delle patologie gravi a carico della laringe vengono scoperte precocemente proprio grazie a questa osservazione. Infatti, se il medico di base individua un’anomalia alla laringoscopia indiretta prescriverà immediatamente degli approfondimenti diagnostici. Molti tumori laringei si sono risolti con esito positivo proprio per la tempestività con i quali sono stati scoperti grazie al semplicissimo gesto dell’osservazione laringea tramite specchietto.

La laringoscopia diretta, invece, è un esame più invasivo e completo, che si effettua tramite uno strumento detto laringoscopio. Il laringoscopio è un tubo, rigido o flessibile, che va introdotto nella gola del paziente. È dotato di luce e di una telecamera, attraverso la quale è possibile osservare, su un monitor, tutta la laringe.
La laringoscopia è un esame piuttosto impegnativo, per questo viene consigliata e prescritta solo in caso di fondato sospetto di problematiche importanti. Difficilmente viene eseguita una laringoscopia ambulatorialmente: nella maggior parte dei casi il paziente viene inviato in ospedale, nel reparto di otorino-laringoiatria e viene sottoposto a un day-hospital o, quantomeno, a qualche ora di ricovero.

Come ci si prepara alla laringoscopia?
Per effettuare una laringoscopia diretta viene chiesto al paziente di restare a digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente all’intervento. Solitamente si viene ricoverati in una struttura specializzata, quindi un ospedale o una clinica, dove prima di effettuare la laringoscopia si viene sottoposti a un prelievo di sangue ed un elettrocardiogramma.
Inoltre, prima di procedere all’esame, un anestesista raccoglierà l’anamnesi del paziente, si informerà sulle precedenti anestesie subite, sulle eventuali allergie e decreterà l’idoneità o meno all’intervento.

Come funziona la laringoscopia
La laringoscopia viene fatta quasi sempre in anestesia generale. Ci sono situazioni in cui si predilige l’anestesia locale e sono quelle in cui è possibile usare un laringoscopio flessibile, che si introduce nel naso anziché nella gola. Tuttavia, in caso di problematiche importanti o di sospetti diagnostici di una certa entità, si preferisce utilizzare il laringoscopio classico, cioè quello rigido che viene introdotto direttamente in gola.

Una volta che il paziente è addormentato, l’otorino inserisce il laringoscopio nella bocca, facendolo scivolare dolcemente lungo la gola e osservando sul monitor, attentamente, ogni minima porzione di laringe. Se, durante l’esame, individua dei polipi, può decidere di intervenire per eliminarli, in modo da risparmiare una seconda anestesia al paziente.

Se, invece, nota delle masse che possono far pensare a un tumore, preleverà una piccola porzione di tessuto per procedere ad una biopsia. Infine, se il problema di fonazione risulta essere un accumulo di secrezioni o muco sulle corde vocali, grazie alla laringoscopia può ripulirle, in modo da risolvere la problematica e restituire la voce al paziente.

Come ci si sente dopo una laringoscopia?
La laringoscopia non provoca particolari problemi. Solitamente, infatti, il paziente può tornare a casa in giornata. Tuttavia, a causa dell’anestesia è possibile soffrire di nausea subito dopo il risveglio, mal di testa, vomito, secchezza delle fauci, sete e sensazione di nervosismo e confusione.
La gola può bruciare o pizzicare per un paio di giorni, perché irritata dal laringoscopio. Solitamente, per affrontare le 48 ore successive ad un esame di questo tipo, vengono prescritti dei blandi antidolorifici.

Chi pratica la laringoscopia?
Questo esame viene praticato da un medico chirurgo specializzato in otorino-laringoiatria. Se si tratta di una laringoscopia con laringoscopio flessibile, introdotto nel naso, può essere presente solo la specialista. Per le laringoscopie in anestesia totale, invece, è necessaria anche la presenza di un anestesista e un infermiere.

Durante una laringoscopia possono esserci complicanze?
Come tutti gli interventi medici, anche la laringoscopia ha delle possibili complicanze, fortunatamente molto rare:
– danni alla laringe provocati dal laringoscopio come abrasioni, graffi, tagli che possono sanguinare e dare fastidio e dolore
– danni relativi all’anestesia: reazioni allergiche, shock, infarto o ictus

La laparoscopia

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La laparoscopia è una delle tecniche medico chirurgiche più all’avanguardia in questo momento, sia curative che diagnostiche. Con la laparoscopia, la medicina può indagare cosa succede all’interno dell’addome senza dover per forza aprire con un’incisione.
Il medico chirurgo che effettua una laparoscopia utilizza uno strumento di precisione, chiamato appunto laparoscopio. Con questo tubo, entra nell’addome con una piccola telecamera, che gli mostrerà la situazione degli organi interni.

Il pregio principale di questa nuova tecnica chirurgica è sicuramente la minima invasività e il minimo impatto che ha sul paziente. Infatti per inserire lo strumento, il chirurgo effettua delle incisioni davvero piccole, rispetto a quella prevista da un intervento tradizionale. Il laparoscopio infatti ha una sezione talmente piccola che riesce ad entrare all’interno di questi piccoli tagli. Al suo estremo vi è una telecamera con una luce che permette di illuminare la zona da indagare. Il chirurgo può visualizzare le immagini direttamente su un monitor e nel frattempo può eseguire un eventuale intervento.

In linea di massima è preferibile effettuare la laparoscopia in anestesia generale, così il paziente sarà sedato e non subirà alcun tipo di pressione psicologica. Ciò perchè la laparoscopia si utilizza sia come intervento, ma anche come indagine diagnostica. A volte infatti non bastano le risonanze o le tac per andare a fondo nella comprensione del problema, ma serve qualcosa di più specifico.

Il paziente che deve sottoporsi a una laparoscopia ha bisogno di fare una preparazione specifica per questo intervento. Sono necessari alcuni esami preliminare per capire se il suo stato di salute permette lo svolgimento dell’operazione senza alcun rischio. Dopo una visita generica, ma accurata, il medico valuta la storia clinica del paziente e prescrive delle analisi ematiche e un elettrocardiogramma. In questo modo avrà gli strumenti per decidere se può effettuare l’anestesia. Quindi spiega come si svolgerà la laparoscopia, eventuali rischi e tempi di guarigione. E’ importante infatti mettere al corrente di eventuali problemi o effetti collaterali, chi si sottopone a una qualsiasi tecnica chirurgica, anche se fatta solamente a scopo diagnostico.
Il paziente dovrà sospendere tutte le terapie che modificano la consistenza del sangue, come ad esempio gli anticoagulanti, poichè rappresenterebbe un rischio ai fini dell’intervento. Dovrà recarsi in ospedale a digiuno e avrà bisogno di essere accompagnato a casa da un familiare o una persona cara.

L’intervento in laparoscopia si effettua in una sala operatoria, con un’equipe medica completa di anestesista, chirurgo, ferrista e infermieri. Il paziente indossa il classico camice sterile che viene fornito dall’ospedale al momento di andare in sala operatoria. Dopo aver addormentato il paziente, il medico procede ad incidere l’addome con il bisturi. Si tratta di piccole incisioni di circa un centimetro di lunghezza, nella zona intorno all’ombelico. Con un tubo, inserisce anidride carbonica all’interno dell’incisione per aumentare il raggio di azione del laparoscopio.

In linea di massima un intervento in laparoscopia dura da circa mezz’ora a un’ora al massimo, a meno che non sopraggiungano complicanze durante l’operazione. Dipende un po’ dal tipo di procedimento, se diagnostico o terapeutico.

Durante il post operatorio, il paziente risentirà qualche disturbo a causa dell’anestesia. Ma comunque, se è andato tutto bene, basta un ricovero di un giorno per essere tranquilli. Il chirurgo in genere rilascia poi un foglio con la terapia eventuale da fare a casa, oltre a prescrivere un antidolorifico, e le modalità delle future visite di controllo. La ferita può dare fastidio per i primi tempi, ma basta prendere un semplice antidolorifico per attenuare il dolore, che comunque passerà in brevissimo tempo. Anche le cicatrici lasceranno segni quasi invisibili, e con l’aiuto di una crema specifica la pelle si riprenderà subito.

Il Test HPV

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Il test HPV è un esame medico che serve ad analizzare in maniera approfondita le cellule situate nella zona del collo dell’utero di una donna.
Una volta estrapolate esse vengono portate in laboratorio in modo da constatare la reale presenza del Papilloma virus.

È risaputo come quest’ultima infezione, nonostante sia molto comune e riscontrabile in molti soggetti femminili, sia anche la principale causa della creazione del tumore al collo dell’utero. L’esame in questione si rivela essere un notevole passo avanti nella medicina diagnostica dal momento che permette ai medici specializzati di individuare un maggior numero di persone positive al virus.

Da citare come questa particolare sensibilità nell’individuare le persone affette da questo problema possa anche portare al ritrovamento di alcuni falsi positivi, o casi in cui i referti indicano la presenza del Papilloma virus e poi si rivelano non pericolosi.

I rischi che vi possono essere nel sostenere questo esame risultano essere solamente i falsi positivi (che sono sicuramente fonte di ansia per la paziente) o falsi negativi (che invece tardano l’inizio di una terapia adeguata che può portare alla guarigione).

Per quanto concerne la preparazione all’esame si può dire che non vi sia richiesta alcuna procedura particolare, ma venendo eseguito insieme al Pap test è necessario seguire alcune precauzioni; innanzitutto è necessario evitare di avere rapporti di natura sessuale nel periodo precedente all’effettuazione del test, evitare anche farmaci per uso vaginale o lavande nella medesima zona corporea può essere di aiuto.
Da citare anche come l’esame in questione sia ottimale eseguirlo in giorni in cui non vi sia la mestruazione in corso.

Il test HPV viene eseguito dal ginecologo mediante sostanzialmente due strumenti, ossia lo speculum e un bastoncino cotonato.
Per incominciare l’esame il ginecologo utilizzerà lo speculum per aprire e divaricare le pareti della vagina, in modo da poter analizzare al meglio il collo dell’utero.

Da segnalare come l’uso di questo strumento non comporti del dolore ma solamente una leggera sensazione di fastidio dovuto principalmente alla pressione esercitata a livello pelvico e alla temperatura dell’attrezzo stesso.
Una volta fatto ciò il medico utilizzerà i bastoncini precedentemente citati per raccogliere alcuni campioni di cellule da analizzare.

Di per se l’esame non comporta il sorgere di dolori, ma può capitare in alcuni casi il verificarsi di alcuni episodi di sanguinamento successivamente al test. Tale fenomeno, non risulta essere pericoloso ma comunque da segnalare al ginecologo.

Una volta finito l’esame la persona visitata potrà compiere nuovamente tutte le attività quotidiane senza problemi.

Epiluminescenza o Dermatoscopia

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L’epiluminescenza, detta anche dermatoscopia, è un esame ottico dermatologico assolutamente non invasivo che ha lo scopo di determinare se una formazione cutanea (come un nevo) ha caratteristiche maligne; prima dell’avvento di questo semplice esame, l’unico modo per riconoscere un melanoma o un altro tumore cutaneo maligno era l’asportazione chirurgica. Questa innovativa tecnica diagnostica in vivo si può effettuare su ogni tipo di lesione, sia essa pigmentata o non pigmentata, che si trovi tra l’epidermide e il derma.


L’esame si effettua quando sussiste il dubbio che una formazione cutanea possa essere maligna. In tal caso, il medico dermatologo ricopre la formazione con un sottile strato di olio (mezzo di contrasto) che rende la cute traslucida e osserva la lesione da vicino con uno strumento chiamato dermatoscopio, che permette di ingrandire la lesione e di osservarla attentamente, scoprendone anche le caratteristiche interne. L’epiluminescenza quindi non utilizza solo una semplice lente di ingrandimento, ma anche una sorgente luminosa (raggio incidente) e una telecamera miniaturizzata che, grazie anche alla presenza del mezzo di contrasto, illuminano le strutture interne (chiamati patterns sub-cutanei) del neo e le rendono chiaramente visibili al medico.

In tal modo, per il dermatologo è possibile apprezzare numerose caratteristiche del nevo che non sono visibili all’esame visivo o alla palpazione e che possono essere indicative di una degenerazione maligna della lesione; in caso di dubbio, il dermatologo ordinerà l’asportazione chirurgica della lesione per l’esame microscopico. Grazie alla epiluminescenza, che permette di esaminare la lesione in tutte le sue sfaccettature, è possibile incrementare la diagnosi precoce di melanoma di ben il 20%.

L’epiluminescenza attualmente viene utilizzata per la diagnosi di melanoma, carcinoma baso-cellulare, malattia di Bowen, l’acantoma a cellule chiare, alcuni tipi di cheratosi, dermatofibroma e altre tipologie di tumori maligni anche non cheratinizzati.
L’esame viene effettuato dal medico specializzato in dermatologia e la sua durata è variabile a seconda del numero di lesioni che il medico decide di analizzare.

Per esaminare un singolo neo sono necessari pochi minuti; al termine dell’analisi, le immagini acquisite vengono elaborate da un software computerizzato che esegue uno studio morfologico e cromatico ed è anche in grado di confrontare i risultati di una epiluminescenza effettuata in precedenza, per rilevare eventuali peggioramenti della lesione. Il software di analisi collegato alla micro-telecamera si integra con l’esperienza e le capacità del medico, garantendo una diagnosi accurata e priva di errori, anche se attualmente non esistono ancora criteri standardizzati per la diagnosi di patologie maligne.

La dermatoscopia o epiluminescenza non necessita di alcuna preparazione da parte del paziente, se non il normale lavaggio della cute, e non è necessario essere accompagnati. Si tratta di un esame molto semplice e non invasivo, assolutamente non doloroso o fastidioso, che può effettuare chiunque e che non comporta fastidi immediati o a lungo termine.

Il dermatoscopio è uno strumento di piccole dimensioni del tutto simile a una lente di ingrandimento illuminata, che il dermatologo appoggia sulla lesione da analizzare.
Al momento non viene attuato di routine nei controlli periodici dermatologici, ma è indicato solo nei soggetti che presentano un alto rischio familiare di melanoma o che hanno un numero di nei molto elevato.

La Colposcopia

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La colposcopia, termine che deriva dal greco Kolpos (vagina) e skopeo (osservare), è un esame clinico che permette di osservare il collo dell’utero, le pareti della vagina, o meglio le mucose che la rivestono, la vulva al fine di individuare anomalie tissutali.
Il nome deriva dallo strumento utilizzato: il colposcopio, la cui peculiarità è riuscire ad ingrandire le immagini da 6 a 40 volte rispetto alle dimensioni reali. In molti casi il colposcopio è collegato ad una videocamera o ad una macchina fotografica, in questo modo è possibile ottenere immagini chiare riprodotte su monitor o su carta, utili anche per successivi confronti con altri esami.

Quando si esegue la colposcopia?
Si tratta di un esame solitamente richiesto nel caso in cui si ritenga necessario eseguire indagini per prevenire un tumore al collo dell’utero o per diagnosticare lo stesso in modo repentino. Vi è indicazione di eseguire l’esame nel caso in cui sia stato effettuato un pap test con risultato anomalo, quando si sospetta un’infezione da papilloma virus o altre patologie a trasmissione sessuale come la sifilide o l’herpes genitale, può essere prescritto dal medico anche per valutare l’evoluzione di precedenti infezioni già in trattamento.
L’esame è inoltre indicato nel caso in cui tra un ciclo mestruale ed il successivo o dopo i rapporti sessuali vi siano delle anomale perdite di sangue, infine, se in seguito ad esami come un’ecografia o una visita ginecologica emerga la presenza di polipi, lesioni o tessuti del collo dell’utero atipici. Si tratta quindi di un esame prescritto quando vi è già il sospetto di una patologia e non un esame di routine da eseguire periodicamente, come al contrario il pap test che andrebbe eseguito in modo costante.

Come si esegue la colposcopia?
Si tratta di un esame non invasivo, eseguito in regime ambulatoriale solitamente alla presenza del solo ginecologo in modo da assicurare alla paziente un’elevata privacy e non generare imbarazzi. L’esame deve essere eseguito in un periodo in cui non vi sono perdite mestruali o infra-mestruali, le stesse infatti potrebbero pregiudicare l’esito dell’esame non permettendo immagini chiare. Il periodo ideale è tra il decimo giorno e il ventesimo giorno dall’ultimo ciclo. Nelle 48 ore precedenti è necessario non eseguire lavande, non usare ovuli, tamponi, creme e sarebbe inoltre preferibile non avere rapporti sessuali, comportamenti contrari potrebbero alterare il risultato dell’esame e dare falsi positivi o falsi negativi. Nel caso in cui la paziente abbia delle irregolarità nel ciclo mestruale è bene eseguire un test di gravidanza prima di sottoporsi a colposcopia.
Prima dell’esame è necessario svuotare la vescica completamente quindi sarebbe indicato non bere nell’imminenza dell’esame. In base alla politica del ginecologo la paziente sarà invitata ad indossare il camice sterile o a togliere i vestiti dalla vita in giù. Si svolge sulla tipica sedia per visita ginecologica, appoggiando i piedi sugli appositi supporti.
L’esame, anche con prelievo, di solito non dura più di 15- 20 minuti. Molto importante è anche il colloquio precedente in cui la paziente dovrebbe ripercorrere la propria anamnesi indicando l’età del menarca, dell’ultimo ciclo, eventuali allergie, farmaci assunti, terapie sistemiche a cui la paziente si sottopone, perdite.

Con l’aiuto di uno speculum il medico procede ad applicare prima acido acetico o una soluzione iodata, ciò attraverso l’uso di un batuffolo di cotone. Questa fase che può essere considerata preparatoria serve a mettere in evidenza eventuali anomalie presenti sui tessuti. Il colposcopio viene quindi posizionato all’ingresso della vagina e il ginecologo osserva le pareti attraverso un microscopio. In caso di presenza di anomalie è possibile eseguire anche dei prelievi dalle aree interessate, in questo modo sarà possibile eseguire una biopsia sui tessuti prelevati e arrivare in modo celere ad una diagnosi. Il prelievo di tessuti non indica che vi siano problemi di grave entità, infatti a volte i tessuti possono essere semplicemente infiammati, oppure può trattarsi di cellule pre-cancerose e nei casi più gravi di cellule cancerose. In questo caso è bene sottolineare che quest’esame non permette di stabilire la stadiazione o rilevare l’entità del problema.

Dopo la colposcopia
In seguito all’esame non vi sono particolari fastidi, in alcuni casi vi può essere un leggero sanguinamento, solo in rarissimi casi può verificarsi un’emorragia. L’esame non è doloroso, la paziente può avvertire solo un leggero fastidio ad esempio un senso di pizzicore durante l’applicazione di acido acetico o soluzione iodata, ma è bene che sia rilassata, non trattenga il fiato, non contragga i muscoli dell’interno coscia. Subito dopo aver eseguito l’esame si può tornare a casa e non è necessario un periodo di osservazione.

Per circa una settimana dopo l’esecuzione del prelievo per la biopsia vi possono essere delle perdite di sangue. Per lo stesso periodo è bene evitare rapporti sessuali, tamponi interni, bagni caldi ed è, invece, opportuno l’uso di garze sterili o assorbenti. È necessario contattare il medico nel caso in cui in seguito alla colposcopia le perdite di sangue siano elevate, nel caso di perdite vaginali maleodoranti, dolore addominale, febbre alta. In questo caso potrebbe essersi sviluppata un’infezione, si tratta comunque di un evento raro.

È bene sottolineare che la colposcopia può essere eseguita anche in gravidanza, mentre una biopsia cervicale è necessario sia evitata, la stessa non comporta aborto, ma di sicuro rende più elevato il rischio di sanguinamento e quindi andrebbe evitata se non nei casi in cui l’esame risulti davvero essenziale.